145-602

BETTI Salvatore (Orciano di Pesaro 1792 - Roma 1882)

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Due lunghe lettere autografe firmate, datate al 1855, dell'illustre letterato e accademico, professore di storia e mitologia presso l'Accademia di San Luca in Roma e segretario perpetuo della stessa (1831), entrambe diretta all'esimio collega Ferdinando Ranalli (1813-1894), professore di letteratura italiana (in seguito di storia) all'università di Pisa e bibliotecario dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, nelle quali si complimenta con l'amico per la sua ultima opera storiografica. Riportiamo alcuni passi a titolo di esempio. "Non voglio che violandosi qui il segreto della posta, sappiasi ciò ch'io penso e ti scrivo intorno alle tue Storie italiane, delle quali per prima cosa lascia Ranalli mio, che ti dia un sonorosissimo bacio su quella tua fronte degna (...) del Guicciardini e del Machiavelli. Perché dell'uno e dell'altro grandissimo nostro istorico sono degne in tutto le tue storie, delle quali il secolo non ha dato cosa né più nobilmente grave, né più generosamente libera: non la stessa di Carlo Botta. Alta è ivi la sapienza civile che mostri saggio l'amor di patria, classica e splendente l'eloquenza, ordinatissimo, limpidissimo, vivissimo il modo di narrare, raro infine il vincere che fai sotto tante difficoltà nel dover dire italianamente que' molti motti francesi che insozzano la comune favella...". "Quando a Roma, ella fu tratta nel precipizio da due sette egualmente perfide e scellerate, dalla gregoriana e dalla mazziniana...". Le Storie italiane dal 1846 al 1853 furono pubblicate a Firenze nel 1855 presso l'editore Torelli. Per un totale di sette pp. in-8.

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