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PANZACCHI Enrico (Ozzano dell'Emilia 1840 - Bologna 1904)

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Due belle lettere autografe firmate (entrambe dat. al 1879) del poeta, critico d'arte e musicologo membro del triumvirato bolognese con Carducci e Guerrini, dirette ad un collega, al quale chiede alcuni suggerimenti per portare a termine la stesura di un'epigrafe in onore del tenente colonnello Emilio Putti. "Io non ne vengo a capo! O troppo breve o troppo lunga, o fredda o enfatica (...) è il mio tormento...". "Vorrei che tu mi suggerissi il modo di migliorarla...". Tre pp. in-8. Note autografe del corrispondente (alla terza di una delle due missive) riportano il testo della suddetta epigrafe. Acclusa busta con ind. aut.Cfr.Enrico Panzacchi, Ode A Emilio Putti (Morto a Massaua il dì 11 luglio), Bologna, Stabilimento tipografico succ. Monti, 1885. Putti fu garibaldino insieme al fratello Marcello e in seguito ufficiale dell’esercito italiano. Giunto in qualità di Comandante del presidio a Massaua, il 2 luglio 1885 fu colpito da febbri tifoidee e ricoverato sulla nave ospedale “Garibaldi”; alcuni giorni dopo, l’11 luglio, fu trovato cadavere in mare. Le dure condizioni di vita dei militari italiani nel territorio africano da poco occupato e la scarsità di mezzi e risorse in cui si trovavano ad operare furono oggetto di accese polemiche nel dibattito politico e sulla stampa dell’epoca. Nel caso del colonnello Putti, “amato dai soldati come un padre”, fin da subito fu avanzata l’ipotesi che, al contrario di quanto affermavano i rapporti ufficiali del Ministero della Guerra, non si fosse trattato di un incidente accaduto in un momento di delirio prodotto dal male, bensì di un suicidio. Tale atto sarebbe stato determinato dal malcontento del Putti per il modo col quale procedevano le cose nel Mar Rosso e dalla stanchezza per la guerra a lui mossa dal colonnello Saletta. Il ritrovamento di una corda che dal bordo della nave scendeva giù fino nell’acqua, dal lato in cui era stato trovato il cadavere, sembrò confermare questa versione dei fatti. Secondo alcuni era con quella corda che il Putti si era calato lentamente in mare, onde evitare il rumore del tonfo, e così sfuggire all’amorevole violenza con cui tutti avrebbero impedito di consumare il suicidio.

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