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D'OVIDIO Francesco (Campobasso 1849 - Napoli 1925) View larger

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D'OVIDIO Francesco (Campobasso 1849 - Napoli 1925)

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Illustre filologo e letterato, professore di lingue e letterature neolatine all'università di Napoli (dal 1876), fu nominato senatore dal 1905, socio nazionale (1897) e presidente (1916-20) dell'Accademia dei Lincei. Studioso dei problemi di storia della cultura, pubblicò importanti lavori sulle lingue romanze (Sull'origine dell'unica forma flessionale del nome italiano, 1872; Sulla più antica versificazione francese, 1920), sulle origini della letteratura italiana (Il Contrasto di Cielo d'Alcamo, 1910; Il Ritmo cassinese, 1912), su Dante (Sul trattato De vulgari eloquentia, 1873; Studii sulla Divina Commedia, 1901; Nuovi studii danteschi, 1906), sul Manzoni, del quale studiò in particolare Le correzioni ai Promessi Sposi (4a ed. 1895, postumi apparvero gli Studii manzoniani e i Nuovi studii manzoniani, 1928); scrisse acuti saggi su molti altri problemi e figure della letteratura italiana (Studii sul Petrarca e sul Tasso, post., 1926) e commosse rievocazioni di uomini del Risorgimento (Rimpianti, post., 1929). Bella lettera autografa firmata, dat. Napoli, Ventaglieri 74, 5 luglio 1882 indirizzata allo scrittore, storico e patriota Giuseppe Guerzoni (1835-1886), il maggiore biografo di Giuseppe Garibaldi (del quale fu segretario) nella quale si congratula per l'opera del collega - appena pubblicata - sull'Eroe dei due mondi. "Il vostro 'Garibaldi' aspettato da me con impazienza e infine con dispetto, per la certezza che per esso avrei dovuto deporre per due giorni ogni altra faccenda, è subito venuto a piombare sul mio tavolino appena arrivato a Napoli. E come mi aspettavo, io mi ci sono sprofondato giorno e notte, sicché in men di due giorni l'ho letto tutto, e qua e là anche riletto. E finita la lettura, non so resistere alla tentazione di scrivervi (dopo tanto tempo!) per congratularmi con voi d'un così bello e vostro libro. Che dico, per congratularmi? per ringraziarvi con tutto il cuore, e mandarvi un abbraccio con tutta l'anima. Voi avete trovata, o per dir meglio il vostro affetto oculato per Garibaldi ve l'ha fatta trovare, un'intonazione così giusta, così vera, così poetica e così critica insieme, così affettuosa e così libera, così patriotica...". "Avete scritto con l'entusiasmo del garibaldino, con l'acume assennato dello storico, con la severità rispettosa dell'amico indipendente, col garbo finissimo dell'artista. Molte parti del vostro libro m'han commosso fino alle lagrime. Io ero fanciullo il 1860; avevo dieci anni. Ma ho pianto e gridato e cantato anch'io in questa Napoli il 7 settembre, quando l'Eroe v'è entrato...". 4 pp. in-8, su bifolio.

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